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Popoli e cultura

GHANA


Popolazione e popoli


Il Ghana ha una popolazione di oltre 20 milioni di abitanti, ed è uno dei paesi più densamente popolati dell’Africa occidentale. Il 44% della popolazione è costituito dagli akan, gruppo etnico che comprende gli ashanti, originari della zona di Kumasi, e i fanti, pescatori e agricoltori che vivono lungo il tratto centrale della costa e nell’immediato entroterra. Le regioni sud-occidentali sono abitate dagli nzema, mentre le zone di Accra e Tema dai ga, giunti in tempi antichi dalla Nigeria. Il corso meridionale del Volta ospita invece gli ewe. Altri gruppi di una certa importanza sono i dagomba, stanziati a nord intorno a Tamale e Yendi, i gonja nel centro, i konkomba e i mamprusi nel nord-est e, intorno a Navrongo, i kasena. I sisala e i lobi, infine, vivono nell’estremo nord-ovest del paese.

 
 
 

Arte e artigianato

Il Ghana vanta una ricca eredità artistica. I prodotti dell’artigianato non possiedono un valore solo estetico, ma assumono la simbologia legata all’identità etnica, religiosa, commemorando avvenimenti storici o leggendari. Il fine è quello di trasmettere valori culturali o rappresentare l’appartenenza a un gruppo. Tra gli oggetti di artigianato ricordiamo i tessuti, i gioielli d’oro, le insegne dei capi (spade, punte di ombrelli, bastoni), le ceramiche e perle di vetro, gli oggetti in legno, gli scanni o sgabelli e i tamburi. Gli scanni occupano un posto rilevante nella cultura del Ghana. Un detto recita: “Non ci sono segreti tra un uomo e il suo sgabello”, e quando muore un capo la sua gente dice: “Lo sgabello è caduto”. Gli sgabelli vengono ricavati in genere da un singolo pezzo di legno. In passato, alcuni sgabelli, come quelli con l’immagine di un leopardo o di un elefante che sorreggono il sedile, erano destinati solo a determinate classi e più elevato era il rango della persona, più grande ed elaborato era lo sgabello. Gli scanni possiedono una varietà di funzioni e significati. Nelle cerimonie ufficiali sono simboli di autorità e in molte case diventano oggetti di uso quotidiano. Lo sgabello è il primo regalo di valore che un padre fa al proprio figlio e il primo dono di un uomo alla sua futura sposa. Anche le spade, provviste di un manico di legno intarsiato rivestito d’oro o d’argento e di una lama metallica, sono una parte importante delle insegne. Il patrimonio musicale africano rivela prospettive del tutto inaspettate all’uomo occidentale. Per molti aspetti la centralità di strumenti particolari, come ad esempio il tamburo parlante, riveste un significato non solo estetico e musicale ma soprattutto etico. Il tamburo è presente in ogni momento rilevante della vita della società, parla della storia del popolo, delle divinità e degli spiriti. I tamburi parlanti vengono suonati per mezzo di bacchette uncinate, che sono considerate come un oggetto unico e indivisibile. Con il suono di questi tamburi si accolgono i capi venuti per partecipare a una riunione; si annuncia la morte di un membro della famiglia e si accompagna lo svolgimento del rito funebre. In generale l’uso dei tamburi parlanti è riservato agli uomini, ma ciò non vieta che alcune donne sappiano interpretarne il linguaggio. Un altro simbolo di autorità è l’ombrello: la cima dell’ombrello è intarsiata, in genere rivestita in oro o argento, e può rappresentare proverbi tradizionali, qualità che il capo deve possedere o eventi storici. In occasione delle riunioni fra capi, le cime degli ombrelli aiutano gli spettatori a distinguere un capo dall’altro. Per tradizione il capo parla solo attraverso il suo portavoce, il quale tiene un bastone, segno che contraddistingue il suo ruolo. L’interprete risponde per conto del capo con un discorso arricchito di proverbi. I bastoni sono decorati con motivi originali che rappresentano massime o altri simboli. La carica dell’interprete è ereditaria ed è destinata alle persone più dotate all’interno dell’asse ereditario femminile dell’interprete. Il colore e il motivo delle stoffe indossate sono un altro modo per distinguere lo status e l’appartenenza a un dato clan. A seconda dell’occasione si indossano determinate stoffe. Il tessuto kente è uno dei più conosciuti dell’Africa occidentale e per tradizione viene indossato nelle cerimonie da uomini di rango elevato per mostrare la loro ricchezza e il loro status; originariamente era riservato solo alla famiglia reale. Le stoffe kente vengono tessute su telai a pedale, azionati esclusivamente da uomini, in lunghe strisce strette che vengono poi cucite insieme. I complessi motivi geometrici sono ricchi di significati simbolici, mentre le sfumature arancioni e gialle indicano la ricchezza e il benessere.

 

Le lingue


L’Africa nera è caratterizzata da una grande ricchezza e varietà linguistica, che ne riflette l’elevata frammentazione etnica, il peso della recente storia coloniale e le influenze tuttora esercitate dalle ex colonie. Ciascun africano è spesso in grado di esprimersi in tre o più lingue, comprendendo fra queste la propria lingua materna, la lingua ufficiale dello Stato – appresa a scuola, nel caso del Ghana l’inglese –, la lingua della località in cui vive ed eventuali altre lingue necessarie per comunicare con popolazioni contigue. In questo ambito ricordiamo i cosiddetti pidgin della costa occidentale dell’Africa, fra cui il West African Pidgin English e il Krio; tali lingue, inizialmente nate come gerghi commerciali nel periodo dei primi contatti con gli europei (secoli XV-XVII) sono oggi strutturalmente e lessicalmente complesse, essendo grammaticalmente molto diverse dalle lingue europee dalle quali era tuttavia tratto originariamente il loro lessico. Le lingue materne diffuse in Ghana appartengono tutte alla vasta famiglia linguistica Niger Congo, alla quale fa capo la quasi totalità delle lingue parlate negli altri Stati dell’Africa occidentale. Il numero delle lingue materne sul territorio ghaneano è stimato intorno a cinquanta; fra di esse, quelle parlate nel territorio centrale e meridionale dello Stato appartengono al ramo kwa, quelle parlate nella parte settentrionale sono invece denominate lingue gur. Attualmente non abbiamo un’adeguata descrizione di molte lingue gur, delle quali si conosce soltanto il nome a esse attribuito da coloro che le parlano. Maggiore interesse hanno mostrato le lingue kwa, che sono suddivise in quattro sottogruppi: ewe-fon, togo centrale, volta-comoe e ga-dangme. A loro volta, le lingue comoe sono divise in due gruppi principali: bia e akan. Tra le lingue akan, il twi è la lingua veicolare maggiormente diffusa in Ghana, e si è costruita sulla base dei dialetti akan non fante, e in particolare: l’asante, l’akuapem, l’akyem e il kwahu. Con l’indipendenza del Ghana nel 1957, venne politicamente deciso di accomunare tutte queste varietà sotto un’unica etichetta di lingua akan, che però ancora oggi non viene riconosciuta e accettata dai milioni di parlanti che usano queste lingue. Su un totale di popolazione che si aggira intorno ai 20 milioni di unità (2004), per alcune lingue si parla di un numero di parlanti pari a 3-4 milioni (akan ed ewe), fino ad arrivare a lingue parlate da poche migliaia di persone, come nel caso del logba, con un numero stimato di circa 2000 parlanti.

 
 

I festival


Ogni tribù ha il suo festival basato sulla storia degli  antenati e sulla loro migrazione alla presente destinazione. Le date dei festival variano da tribù a tribù e generalmente si celebrano verso la fine dell’anno, da agosto in avanti. Queste date vengono scelte unanimemente dai capi e dalla popolazione del posto. I festival si celebrano per riassumere le attività dell’anno e per pianificare o migliorare le attività dell’anno che viene. Ci possono essere delle differenze nella celebrazione dei festivali che dipendono dalla tribù, ma tutte hanno lo stesso motivo e seguono la stessa modilà. La celebrazione di un festival abitualmente comincia il lunedì con attività che si protraggono tutta  la settimana. Queste attività includono seminari, sports, giochi, films sui festival degli anni precedenti, sfilate, elezione di miss, pulizia di tutto il villaggio,ecc. ecc. Il “clima” giunge al suo culmine il sabato in cui si celebra un variopinto  durban. In quel giorno il Paramount Chief è portato a spalle su una portantina, è accompagnato dalla reginamadre e sfoggiano la loro ricchezza con i loro paludamenti e monili d’ oro e argento. Durante il durban,  si ha una lunga processione di  sottocapi e reginemadri, personalità invitate e persone di riguardo, anziani e gente del villaggio, tutto accompagnato da rullo di tamburi, danze e canti di guerra. Il festival si conclude il giorno seguente, domenica con il servizio religioso.

 
 
 


La cucina


I cibi in Ghana sono costituiti generalmente dal mais e dalla manioca, accompagnati abitualmente da salsa o zuppa fatta di pomodori, verdure e pesce o carne. Tra tutti i cibi, quello più conosciuto e più mangiato  abitualmente dalla maggior parte dei ghaneani, è il fufu e il banku. Il fufu è fatto di manioca e plantain o manioca con yam ( specie di manioca). Ogni ingrediente viene aggiunto separatamente un po’ alla volta in un mortaio e con un bastone si batte fino a che i due ingredienti sono ben mescolati insieme. La zuppa di solito è fatta con frutti di palma o arachidi. Le proteine sono date dalla carne o dal pesce affumicato. Si possono aggiunge verdure quali garden eggs (specie di melanzane piccole) e okro ( simile a zuccine). Il banku  è fatto con la farina di mais e la farina di manioca. Si versa la farina di mais in un recipiente di acqua bollente con la farina di manioca. Si mescola fino a che diventa dura. Ci vogliono circa 15 minuti per cuocere. Di solito la zuppa viene fatta con due tipi di verdure, l’okro e i garden eggs. Le proteine vengono date dalla carne o dal pesce affumicato. Il banku può essere mangiato anche con salsa, zuppa di arachidi, zuppa di palma e  zuppa/salsa di altre  foglie verdi.

 
 
 
 
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