Menu principale:
La creazione dell’universo
Prima che l’universo fosse creato, esisteva solo una grande estensione di cielo e un’infinita distesa d’acqua e, in basso, una palude disabitata.
Olorun, il più saggio degli dèi, era il sovrano assoluto del cielo, mentre Olokun, la dea più potente, governeva i mari e gli acquitrini. Entrambi i regni all’epoca erano completamente separati e non c’erano mai conflitti tra le due divinità. Olorun era più che soddisfatto del suo regno nel cielo e difficilmente notava ciò che accadeva sotto di lui. Olokun era contenta del regno che occupava, anche se non ospitava né creature viventi, ne vegetazione di alcun tipo.
Il giovane dio Obatala, però, non era pienamente soddisfatto di questo stato di cose e, un giorno, mentre guardava dal cielo l’oscuro, grigio terreno governato da Olokun, pensò tra sé: “ il regno lì in basso è un luogo miserevole, sterile. Bisogna fare qualcosa per migliorarne l’aspetto cupo. Se solo vi fossero montagne e foreste per rallegrarlo, sarebbe una dimora perfetta per ogni sorta di creature viventi”.
Obatala decise che doveva visitare Olorun, che era sempre pronto ad ascoltarlo.
“ E’ un ottimo progetto, ma anche molto ambizioso” disse Olorun ad Obatala. “ Non ho dubbi che le colline e le valli che descrivi sarebbero molto meglio dell’oceano grigio”. Ma chi creerà questo nuovo mondo e chi se ne occuperà?”
“ Se mi darai la tua benedizione” rispose Obatala “ io stesso mi impegnerò a fare questo lavoro”.
“Allora è deciso” disse Olorun “ non posso aiutarti di persona, ma fisserò per te una visita da mio figlio Orunmila. Egli sarà in grado di guidarti”.
Il giorno dopo Obatala convocò Orunmila, il figlio maggiore di Olorun, al quale era stato dato il potere di leggere il futuro e di capire il segreto dell’esistenza. Orunmila prese la sua scatola divina e, dopo averci posto sedici noci di palma, la scosse e lanciò in aria il suo contenuto. Appena le noci caddero a terra, egli lesse ad alta voce il loro significato. “ Prima di tutto, Obatala, devi trovare una catena d’oro abbastanza lunga da scendere dal cielo giù, fino alle lande piene d’acqua. Mentre scendi porta con te una conchiglia di lumaca piena di sabbia, una gallina bianca, un gatto nero e una noce di palma. E’ così che dovrai cominciare la tua ricerca.”
Obatala ascoltò con attenzione il consiglio del suo amico e partì immediatamente alla ricerca di un orefice che potesse fabbricare la catena di cui aveva bisogno per scendere dal cielo fino alla superfice delle acque.
“ Sarò felice di fabbricarti la catena che mi chiedi” disse l’orefice “purchè tu mi fornisca tutto l’oro di cui ho bisogno. Dubito,però, che tu possa trovarne quanto basta per completare il mio lavoro.”
Obatala, tuttavia, non si perse d’animo e, dopo aver istruito l’orefice su come proseguire il suo lavoro, si recò dagli altri dei del cielo e illustrò a ciascuno il suo progetto, chedendo loro di contribuire con qualsiasi quantità d’oro avessero a disposizione. La loro risposta fu generosa; alcuni dèi diedero polvere d’oro, altri anelli, braccialetti o pendenti e, in breve tempo, fu racimolato un cumulo enorme e spendente del prezioso minerale.
L’orefice esaminò tutto l’oro che gli fu portato, ma si lamentò ancora della quantità non sufficiente.
“ E’ il massimo che sia riuscito a fare” gli disse Obatala. “ Ho chiesto a tutti gli altri dei di aiutarmi e in cielo non c’è rimasta nemmeno una pagliuzza d’oro. Fabbrica la catena più lunga che puoi e fissa un gancio a una delle estremità. Anche se la catena non raggiungerà l’acqua in basso, sono pronto a saltare giù.”
L’orefice lavorò sodo per completare la catena e, quando fu finita, il gancio venne attaccato all’estremità del cielo e la catena fu calata giù.
Orunmila apparve e consegnò a Obatala una borsa contenente la conchiglia di lumaca piena di sabbia, la gallina bianca, il gatto nero e la noce di palma e, una volta caricata sulla spalla, il giovane dio cominciò a scendere lungo la catena d’oro, sempre più giù, finchè vide che stava per lasciare il mondo della luce per fare il suo ingresso nel mondo del crepuscolo.
In breve tempo Obatala sentì la foschia umida salire dalla superficie dell’acqua, ma nello stesso tempo, si accorse di aver quasi raggiunto la fine della sua catena d’oro.
“Non posso saltare da qui” pensò “Se lascio la catena, cadrò nel mare e quasi certamente annegherò.”
E mentre guardava intorno a se, incapace di reagire, all’improvviso udì una voce familiare che lo chiamava dall’alto.
“Usa la sabbia che ti ho dato” lo istruì Orunmila. “Gettala nell’acqua in basso.”
Obatala obbedì e, dopo aver gettato la sabbia, udì Orunmila che lo chiamava di nuovo. “Libera la gallina bianca.”
Obatala allungò la mano nella borsa e fece uscire la gallina bianca, lasciandola cadere nelle acque sottostanti, dove aveva sparso la sabbia. Appena atterrata la gallina iniziò a raspare nella sabbia, spargendola in tutte le direzioni. Dovunque cadessero i granelli, la terra si asciugava immediatamente. I mucchi più grandi di sabbia divennero colline, mentre quelli più piccoli assunsero la forma delle valli.
Obatala lasciò la sua catena e saltò sulla terraferma. Mentre camminava, sorrideva compiaciuto, perché la terra ora si estendeva per moltissime miglia in tutte le direzioni. Ma il suo orgoglio più grande stava nel fatto che proprio i suoi piedi avevano toccato terra per la prima volta; così decise di chiamare Ife questo luogo.
Chinatosi a terra iniziò a scavare una buca e vi seppellì la sua noce di palma. Immediatamente una palma spuntò dalla terra e, mentre raggiungeva la sua altezza massima, spargeva i suoi semi, così che altri alberi sarebbero presto spuntati attorno ad essa. Obatala tagliò alcuni di questi alberi e si costruì una solida casa, col tetto ricoperto di foglie di palma. E in questo luogo si stabilì, separato dagli altri dèi del cielo, con il suo gatto nero come unico compagno